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La Storia della nostra Sezione

Era il 23 marzo 1883 quando alpinisti triestini, goriziani e istriani si ritrovarono e diedero vita a un circolo onde condividere la comune passione per la montagna.

Quello stesso anno, esattamente l’ 8 settembre 1883 i goriziani si costituirono in sezione, con un’assemblea all’Associazione Ginnastica.

Nel 1885 questo primo club alpino del Litorale austriaco prese il nome di “Società Alpina delle Giulie” e ne fu vicepresidente il goriziano Giuseppe Mulitsch.

La vita sezionale si sviluppò fino allo scoppio della prima guerra mondiale, e in quel momento gli iscritti erano 68 più 40 soci aggregati.


Dal 1919 al 1960

La storia della Sezione riprende con l’Assemblea dei Soci del 8 maggio 1919, mentre il 30 gennaio 1920 il presidente Emilio Mulitsch sancisce il passaggio dalla Società Alpina delle Giulie al Club Alpino Italiano. La presidenza di Mulitsch durò fino al 1922, seguita da quella di Mario Camisi fino al 1927, di Giuseppe Zollia fino al 1932, di Edmondo Candutti finoal 1941 e di Camillo Falzari nel 1942; da allora si ebbe la reggenza di Guido Primas fino alla fine della seconda guerra.

Nel 1924 il CAI a Gorizia conta 550 soci, e inaugura in quell’anno il rifugio “ A. Seppenhofer” sull’Acrocoro del Kriz e nel ’25 realizza il Ricovero Sciatori E. Campini a Lasna. Notevole anche l’apporto culturale alla vita della città grazie al contributo di Nino Paternolli (caduto nell’agosto 1923 sul Poldanovec) e di Ervino Pocar.

Il secondo conflitto mondiale depaupera Gorizia anche della vita alpinistica e bisogna attendere gli anni cinquanta per assistere a una ripresa dell’attività. Dopo Longino Culot divengono presidenti Egone Lodatti e quindi Clemente Paulin, poi Mario Lonzar che porta la Sezione a una apertura di amicizia verso gli alpinisti divisi da nuovi confini: nasce così il Convegno Alpi Giulie, momento di dialogo e di incontro fra italiani, sloveni ed austriaci.

La ripresa anche culturale di quel periodo è sancita dalla pubblicazione delle tre opere di Julius Kugy per volontà sezionale e grazie alla traduzione di Ervino Pocar.


Dal 1960 al al 2000

La scuola di roccia riprende nel 1964 con i corsi alla palestra di Doberdò grazie alla guida di Giorgio Ceriani.

E’ del 1963 la scala ferrata sulla via sud est del Montasio, intitolata ad Agostino Pipan, ivi precipitato. Si inaugura nel 1967 nell’alta valle di Riobianco il bivacco CAI Gorizia.

Tra le opere alpine va ricordata la ricostruzione nel 1977 della Casa Cadorna presso la palestra di roccia di Doberdò sotto la presidenza (dal 1973) di Paolo Geotti.

I festeggiamenti del 1983 per il centenario della Sezione vedono presidente Manlio Brumati che saluta i nove alpinisti della spedizione sezionale sulle Ande argentine che ha aperto una nuova via sullo sperone sud ovest del Cerro Mercedario (6.770 m).

I soci sono ormai più di mille e Vittorio Aglialoro, Maurizio Quaglia si avvicendano alla presidenza.


Dal 2000 ad oggi

I primi anni del 21° secolo si aprono con la presidenza di Franco Seneca e vedono un risorgere dell’attività alpinistica extra-europea che raccoglie l’eredità iniziata nel 1944 da Gualtiero Benardelli (prigioniero in India compie ascensioni in Himalaya) e di Marino Tremonti (Kilimangiaro e Alto Atlante in Africa, Himalaya in Asia, Ande e gruppo Sant’Elia in America).

Cinque nostri soci raggiungono l’Aconcagua nel 2002 e lo Huascaran nel 2003 e due anni dopo sei goriziani arrivano a quota 7500 dell’himalayano Gasherbrum 2 prima di ritirarsi per il maltempo.

Nel 2006 il socio Marco Salvaneschi è in vetta al Cho Oyu 8201 e il presidente Fabio Algadeni al rientro lo saluta come primo goriziano a calcare un 8000!

L’anno dopo i soci Ennio Antonello e Marco Salvaneschi raggiungono un altro 8000: il Broad Peak 8030.

Anche l’attività scialpinistica di punta è attiva e una spedizione goriziana con gli sci arriva sull’Elbrus nel 2006 e tenta la salita del Mustagh Ata nel 2008 per celebrare così i 125 anni di vita della Sezione.


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